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CARLO FONTANA
Alice Rubbini, gennaio 2006

L’opera di Carlo Fontana è un’assoluta, pura, continua ricerca cromatica, dove il colore assume un valore incondizionato, l’unico motivo reale per cui darsi e ridarsi alla pittura.
I toni trovati nella luce scomposta, indagata, frazionata, aprono ad un’arcobaleno di sfumature che riconosciamo tra le sfaccettature caleidoscopiche di una figurazione semplice, volutamente primordiale.
Ogni segno ed ogni pennellata rincorrono una gradazione ed una tonalità differenti, un elemento coloristico nuovo, inondato di riflessi trovati sulla superficie dipinta catturati ai pigmenti utilizzati ed i passaggi cromatici sono conquistati attraverso la mescolanza dei colori primari e attraverso l’utilizzo d’oli alchidici stemperati per ottenere una luminosità sempre più brillante.
La pittura diventa quindi protagonista della materia e dell’immagine allo stesso tempo, traccia con le dimensioni e le prospettive del disegno riflettendo una visione prismatica della spazialità e giocando su una duplice percezione visiva di pieni e di vuoti stranamente senza profondità, di distanze senza percorso e volumetrie senza ombre.
La misura accuratissima dell’uso della luce, soggetto ad effetto di tutte le opere di Carlo Fontana, è il mantello ideale che avvolge con generosità la figurazione all’interno di un paesaggio dall’effetto morbido ma sempre sensibilmente coinvolgente, consapevolmente senza eccessi e senza clamori.
Il susseguirsi dei colori, dal più acceso al più tenue, mantiene il contatto con la realtà e tutto per noi diventa comprensibile ed insieme sofisticato dall’immaginazione, stemperato dai sentimenti, controllato dalla conoscenza, liberato dalle complessità dei codici sociali che uniformano e travolgono ogni cosa.
La narrazione è estremamente didascalica, concentrata su pochi elementi essenziali, qualche oggetto strano e le case, gli alberi, il cielo e la terra che si mescolano insieme e si compenetrano, con qualche fiore rarefatto a forma di calice, tutti simboli di un quotidiano vivere rasserenante, positivo e dinamico, mentre i titoli delle opere spesso indicano un particolare del dipinto come il bastone da passeggio, la caffettiera, la porta viola, diventando quindi per la composizione, il punto di partenza di lettura e di sviluppo dell’attenzione. Egli dunque racconta di quell’universo strano che è la vita, tanto più assurda quanto più vera, attraverso queste tele dipinte di semplice realtà che aprono una finestra su un mondo normale, così facile, i cui contenuti, le sfumature e le sue manifestazioni appaiono come unica realtà e come modello da rispettare e da seguire, forse da cogliere come esempio.
Respiriamo però che un disegno più intimo si cela sotto questo mondo raffigurato puro e primordiale, privo di tecnologie, di incertezze e di tensioni aggressive, privo di spessori sconosciuti. La ricerca ritrova il suo elemento nella storia dell’arte, nella memoria della sua conoscenza come nella scomposizione cubista, che risolve e supera il problema dello spazio senza ricorso alla prospettiva e con accentuazione delle forme geometriche o nell’esaltazione dei valori razionali di forme e colori del neoplasticismo.
Nonostante questo, Fontana è comunque per me un autore romantico, capace di esprimere una personalità e sensibilità indipendente, in grado di trarre ispirazione da un intimo quotidiano senza cedere alle sollecitazioni del tempo e traducendo le evoluzioni della storia dell’arte per trasformarle in un discorso assolutamente proprio, ricongiungibile soltanto a sé, attraverso una cifra limpida ed essenziale.
Nulla è quindi per caso in questo gesto immediato che soddisfa più livelli di percezione e di interpretazione rendendo universali elementi di un paesaggio forse onirico, o più semplicemente fantastico, che passa dai dettagli del soggetto ad una visione complessiva attraverso un grande equilibrio emozionale e mantenendo nella forza della comunicazione una nitidezza ed incisività stilistiche che non tralasciano niente della propria specifica inclinazione, impressa e tenacemente maturata dentro i luoghi dell’esperienza.
Non so distinguere le sue origini partenopee se non in questo vivido cromatismo dipinto, nei riflessi abbaglianti di una luce calda che inonda le cose, in una formalizzazione carica d’energie che moltiplica il rumore della percezione.
Riconosco in Carlo Fontana un liguaggio più ampio, senza confini natali e senza confini mentali che si dedica alla poetica contemporanea e al nostro percorso emozionale fatto di tradizioni e di memorie talvolta dagli angoli spesso smussati dal tempo e spesso volutamente positive, energizzanti, tangibili.
Vedo un’autore che attraverso una tecnica antica mette insieme le voci, i colori, le ombre, i suoni dell’esperienza della propria vita, delle proprie passioni, di quello che ha costruito il proprio essere.
Noi non vediamo le cose come sono ma come vogliamo vederle, è questo che indica il percorso di lettura ed esalta il gesto lirico dell’artista, la sua capacità di rendere speciali le cose normali.
Un gesto che ognuno di noi vorrebbe essere in grado di compiere, ritrovando l’unicità della bellezza nella forza del quotidiano vivere, ritrovando i valori trascorsi, gli avvicendamenti delle identità culturali cercate e tramandate, riscoprendo nella sintesi creativa la traduzione semplice ed efficace di un sistema complesso quale l’esistenza.