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Interiors/Interni
Boris Brollo

Quando per la prima volta vidi le pitture di Carlo Fontana, d'un subito ne apprezzai l'ariosità, oltre che lo splendore emotivo del colore. Pero, siccome tutte le cose che mi piacciono mi rendono sospetto, pochi minuti dopo, quale difesa nervosa allontanai dalla mia mente questi suoi nuovi pitturi e vagai nella mia memoria alla ricerca d'un parallelo culturale. Non stentai a trovarlo: curiosamente queste sue immagini dal taglio post-cubista mi rimandarono a Lionel Feininger (New York, 1371/1956), un nome poco noto in Europa e che pure pareva starci a puntino. E li mi fermai.
Poi, nel tempo, capovolsi il giudizio e soffermandomi su tutti i debiti (voluti o inconsapevoli) della storia, cominciai ad amare ingordamente questa sua pittura, così pastosa, così luminosa, così densa, casi viva" Questi Interni napoletani mi riportavano alla città portuale, al fronte mare, con in suoi portici a volta rotonda, con quei caratteristici (e astrusi) bricchi da caffè sempre pronti a offrire la bibita, con le ciliegie sul tavolo che ricordano le labbra della propria innamorata, sia di giorno sia di notte. Le famose "cerase" (I) a cui rimanda tutta la letteratura canora napoletana.
Personalmente amo Napoli, tutto di Napoli, spudoratamente. Dal Barocco al vocìo della lingua parlata di cui a volte mi trovo a decantarne le strofe. Anzi sostengo che la passione della tragedia greca e del suo teatro sta oggi tutta all'interno della canzone napoletana. Solo lei è la vera canzone italiana: non di certo a Madonnina milanese, o la Gondoletta veneziana e nemmeno l'Arno d'Argento ci può soccorrere in questo frangente. No, chi ci salva è la canzone napoletana!
Non si dimentichi che a fine Ottocento molti inglesi hanno italianizzato il loro nome per vivere a Napoli, formando quella che è stata una delle più grandi scuole pittoriche di quel secolo: la cosiddetta Scuola di Posillipo. Ma torniamo a Feininger che, grazie a Delaunay, sviluppa il senso pieno e rotondo del colore e quando in Germania vince il Nazismo, ritorna a New York, per dipingere il mare e il porto con le sue vele colorate che penetrano la città come lance in una festa di colori.
Carlo Fontana raccoglie a piene mani questi flussi di "emotività cromatica" grazie al suo senso naturale del colore provenendo egli stesso da una città colorata come lo è Napoli. Inoltre, ci dà un taglio compositivo sul tipo interno/esterno, tanto che chi è dentro vede fuori e nel contempo da fuori si vede dentro, facendo così assumere al suo colore un valore aggiuntivo: quello della struttura architettonica. Per questo le sue pitture mi ricordano esattamente degli interni non patinati ma morbidi e mossi sulla luce tremula della sera, del tramonto. Ah! Mistero meraviglioso della pittura che ci meraviglia e sorprende anche grazie alle capacità indubbie di Carlo Fontana, pittore d'istinto giovane "neo-selvaggio" rimasto tale grazie al suo incorruttibile dna napoletano. Tutto il Sud è dentro questa sua pittura che raccoglie l'immaginario collettivo degli uomini del Nord. Vi ricordate le discese nel Marocco o a Tunisi da parte degli Espressionisti? O le fughe di Gauguin nelle isole di Tahiti? O al viaggio in Italia di Goethe e dei suoi amici? O, ancora, i ripetuti soggiorni di Picasso nel Sud della Francia?
Il Sud: centro del calore del nostro ventre" C'è sempre un Sud in ogni parte del mondo ed è il luogo del calore, etimo coniugabile in rima con colore. Il Sud è il centro della civiltà: dal Tigri all'Eufrate, dalla Grecia a Roma; ecco il nostro Sud: qui è nato il concetto di piacere, di dolore, di luce e colore. Dov'era Eldorado per Pissarro se non nelle Americhe del Sud?
Per gli Assiri-babilonesi, come per gli Incas, come per una prima Grecia dionisiaca, non c'erano che i misteri e i sacrifici dove il sangue (come poi farà il vino) tutto spazzava via, cancellando ogni memoria. Ecco, allora, spiegata la genesi di questo colore acceso, rosso-arancione, promessa di felicità stendhaliana che quasi ci acceca: non semplice riferimento stilistico alla cultura d'inizio secolo, bensì traccia di vita mediterranea, visione soprastorica della nostra anima più autentica, percorso antico che evoca molteplici intrecci culturali. E al calar della sera noi siamo certi che il giorno risorgerà come in una "sera 'e maggio", ma qualora tutto venisse a mancare abbiamo ancora una piccola luce: un quadro di Carlo Fontana che ci rammenta il sole, la luce, il colore, gli interni, la magia di un Sud che ci rinfranca il cuore.

Nota 1. Il lemma "cerasa" (ciliegia, ciriegia) ha più varianti che, ovviamente, al Nostro non interessa cogliere, poiché non si occupa del dettaglio, ma del senso dell'insieme. Qui ne ricordiamo alcune: cerasa cannamela, particolarmente dolce. - majateca, marchiana. - tosta o de muntagna, duràcina o di montagna. - L'amico cerasa, dicesi alludendo a persona nota tra quelli the parlano. - Schiocca de cerase, ciocca di ciliegie. - I parole so comm'i cerase, le parole sono come le ciliegie (l'una tira l'altra), e il medesimo si dice delle disgrazie.