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Il mondo immaginario
Maria Luisa Trevisan

La fuga dal reale è un tema che accompagna l'artista fin dall'età romantica e costituisce una forma di compensazione alla perdita da parte dell'individuo di un contatto diretto con la realtà, imposta dai nuovi modi di vivere.
In parte è così anche per Carlo Fontana che dipinge forme e oggetti quotidiani, ben riconoscibili, abbastanza caratterizzati, anche se fino ad un certo punto, in cui recupera figurativamente un'ingenuità, una purezza e una spontaneità tipicamente infantile. Vi è fuga dal contingente ma, allo stesso tempo, la volontà di rimanere ancorato ad una tradizione, ad un humus culturale tipicamente italiano, mediterraneo, e la si vede nelle forme e nei colori delle sue composizione pittoriche dove troviamo gli archetipi, ossia modelli originari delle forme della casa, dell'albero, illuminati da una luce abbagliante scomposta nei colori dell'iride attraverso una struttura sfaccettata, a cubi. La casa e l'albero che dipinge l'artista sono semplici: l'albero presenta la chioma chiusa, compatta, caratterizzante il pino mediterraneo; la casa è costituita da un cubo e da un solido a sezione triangolare, è la casa italiana derivata dalla forma del tempio greco, composta di pronao e timpano, è la casa che dipingerebbe qualsiasi bambino che abita in un paese europeo bagnato dal mediterraneo (1). Sono archetipi collocati in ambiente inondato di sole e bagnato da un mare azzurro, come quello della sua terra d'origine, Napoli, a cui si sente saldamente ancorato, un sentimento di nostalgia di Sehensucht romantico e tipico di chi come Carlo ha lasciato i luoghi della propria infanzia, gli affetti, le cose care, per trasferirsi altrove, in un luogo in cui dover ripiantare le proprie radici e Fontana lo fa con la pittura, ricostruendo il suo microcosmo fatto di oggetti, ambienti, situazioni e valori. La caffettiera napoletana, il mare, la barca a vela, il tavolino basso da salotto abbellito con tre o al massimo quattro fiori, non solo sono oggetti cari all'artista, ma esprimono un ambiente culturale, a cui l'artista si sente fiero di appartenere, perché ancora legato a un moda che mette al centro la persona, gli affetti, i rapporti con gli altri, la famiglia, e ciò diventa più chiaro nei dipinti dedicati agli interni domestici, in cui pone in primo piano una tavola rotonda con tovaglia variopinta su cui stanno, ciliegie, caffettiera, fiori, tazzina. Seppure manchi la presenza umana se ne avverte la presenza in questi oggetti, nei paesaggi che si intersecano con gli interni, visti come da una finestra aperta su un mondo solare che l'artista ultimamente ha reso più riconoscibile. Gli esterni ora hanno le forme morbide e sensuali di qualche scorcio, di qualche ponte, di qualche isola veneziana non ben definita, ora il mulino a vento ci porta a immaginare luoghi più lontani, verso nord. Seppure l'uomo non ci sia, il suo ingegno è presente nell'architettura e negli oggetti che ha costruito. Ultimamente l'artista ha sentito il bisogno d'inserire anche la figura umana per sottolineare il rapporto tra uomo e ambiente, inteso come luogo composto sia di una parte fisica, oggettiva, sia di una parte mentale, soggettiva. La figura di Pasolini collocato davanti a una finestra, non è rappresentativa di uno spazio reale, ma di un luogo più della mente, del pensiero, dello studio, della riflessione, della meditazione, della fantasia.
Infine, nella serie Yogananda, l'autore sviluppa un rapporto tra mente, corpo e spazio circostante. Il titolo è composto dalle parole Yoga e Ananda. Lo Yoga è una disciplina destinata alla purificazione e alla suprema realizzazione di sé, che consiste nel ritrovare la posizione costituzionale dell'anima, quella di eterni servitori di Dio, mentre Ananda è stato il principale discepolo di Buddah. Ma Carlo sa che tali pratiche, se non subordinate alla ricerca della pace e dello spirito, se non finalizzate al controllo della mente e alla ricerca della salvezza ultima non possono avere reale efficacia. Solo che lui traspone la calma dello spirito nella calma della pittura, praticando, in metafora, le virtù fondamentali della compassione, della gioia (o serenità) e dell'equilibrio (o indifferenza). Ecco perché Yogananda rappresenta l'unione di spirito e corpo e pittura: è una parola che non esiste nella filosofia delle religioni dell'india, se non nella fantasia di un sognatore e di quelli, come Carlo Fontana, che aspirano alla felicità e all'armonia del mondo.

Nota 1. Questa forma di casa è quella più comune nei paesi latini in quanta consona a delle condizioni climatiche miti e temperate, mentre nei paesi nordici in cui vi sono situazioni climatiche più rigide abbiamo costruzioni con tetti più acuti, così il bambino che nasce in questi paesi sarà predisposto a rappresentare la casa con una forma diversa, in cui il tetto a spiovente è l'elemento più evidente.